SPEDIZIONE in 24/48h GRATUITA PER ORDINI A PARTIRE DA 70,00€
Pagina rimedi Blog
SEGUICI SU:
ACCEDIREGISTRATI
I nostri consigli
Vitamina D: ha senso integrarla in Estate?
02 lug 2026

Vitamina D: ha senso integrarla in Estate?

La vitamina D è spesso chiamata “vitamina del sole”, perché il nostro organismo riesce a produrla a livello della pelle grazie all’esposizione ai raggi UVB. Per questo motivo, con l’arrivo dell’estate, molte persone si chiedono se abbia ancora senso assumere integratori di vitamina D oppure se il sole sia sufficiente a coprire il fabbisogno.

La risposta non è uguale per tutti. In estate, una persona che si espone regolarmente alla luce solare, segue una dieta equilibrata e non presenta fattori di rischio può avere meno necessità di integrazione rispetto ai mesi invernali. Tuttavia, non sempre il sole basta: abitudini di vita, fototipo, età, uso costante di protezione solare, patologie, farmaci e carenze documentate possono cambiare molto la situazione.

La vitamina D contribuisce al mantenimento della salute delle ossa, alla regolazione del calcio e del fosforo e al normale funzionamento di diversi processi dell’organismo. Una carenza può avere conseguenze importanti, soprattutto su ossa e metabolismo minerale. L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che la carenza di vitamina D può comportare rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti, mentre un eccesso può causare problemi come calcificazioni, spasmi muscolari, vomito e diarrea.

 Perché in estate la vitamina D aumenta?

Durante l’estate, l’esposizione solare è più frequente e intensa. Quando la pelle viene esposta ai raggi UVB, si attiva la sintesi cutanea della vitamina D. Questo è il motivo per cui, in molte persone, i livelli tendono a migliorare nei mesi caldi rispetto all’autunno e all’inverno.

Tuttavia, la produzione non dipende solo dalla stagione. Contano anche l’orario di esposizione, la latitudine, il colore della pelle, l’età, il tempo trascorso all’aperto e la quantità di pelle esposta. Una persona che passa molte ore in ambienti chiusi, esce solo nelle ore serali o si copre molto potrebbe produrre poca vitamina D anche in piena estate.

Inoltre, il sole non va mai considerato una “terapia” da usare senza attenzione. Esporsi troppo o scottarsi non serve ad aumentare in modo sicuro la vitamina D e aumenta invece il rischio di danni cutanei. L’American Cancer Society sottolinea che, anche se la vitamina D viene prodotta grazie ai raggi UV, è preferibile ottenerla da alimentazione o supplementi quando necessario, senza rinunciare alla protezione dai danni solari.

 Quando l’integrazione può avere senso anche in estate?

L’integrazione può avere senso quando esiste una carenza documentata dagli esami del sangue o quando ci sono fattori di rischio che rendono difficile raggiungere livelli adeguati solo con sole e alimentazione.

Tra le situazioni più comuni ci sono: persone anziane, soggetti con ridotta esposizione al sole, chi lavora sempre al chiuso, chi utilizza abbigliamento molto coprente, persone con pelle molto scura, chi presenta malassorbimento intestinale, alcune patologie croniche, obesità, terapie farmacologiche specifiche o condizioni in cui il medico abbia già riscontrato un deficit.

Anche le linee guida NICE individuano gruppi più esposti al rischio di carenza, tra cui bambini piccoli, donne in gravidanza o allattamento, persone anziane, soggetti con bassa o nulla esposizione solare e persone con pelle scura.

In questi casi, il fatto che sia estate non significa automaticamente che l’integrazione debba essere sospesa. La decisione dovrebbe basarsi sul quadro individuale, sugli esami e sulle indicazioni del medico o del farmacista.

 E se non ho carenze?

Se non ci sono carenze documentate, non sempre integrare vitamina D è necessario, soprattutto in estate. L’errore più comune è assumere integratori “per sicurezza”, senza sapere se esista davvero un bisogno.

La vitamina D è una vitamina liposolubile: questo significa che può accumularsi nell’organismo. Per questo motivo, dosaggi elevati o assunti per lunghi periodi senza controllo non sono consigliabili. Non bisogna confondere l’integrazione corretta con l’assunzione casuale o eccessiva.

In presenza di dubbi, può essere utile valutare i livelli di 25-idrossivitamina D con il medico, soprattutto se si appartiene a categorie a rischio o se sono presenti sintomi, fragilità ossea, osteopenia, osteoporosi o altre condizioni che richiedono un controllo specifico. Le fonti cliniche indicano che, in caso di vera carenza, la supplementazione viene impostata con dosaggi terapeutici e poi di mantenimento, ma sempre in base al livello rilevato e al quadro del paziente.

 Sole, crema solare e vitamina D: bisogna scegliere?

Una delle domande più frequenti riguarda la protezione solare: se uso la crema, produco ancora vitamina D?

In teoria, la protezione solare riduce la quantità di raggi UVB che raggiungono la pelle. Nella pratica, però, la situazione è più complessa, perché molte persone non applicano la crema in quantità perfetta, non la riapplicano sempre correttamente e comunque continuano ad avere una certa esposizione durante la giornata.

Il punto fondamentale è che non bisogna rinunciare alla protezione solare per paura di non produrre vitamina D. Proteggere la pelle resta essenziale, soprattutto durante le ore più calde e in caso di esposizione prolungata. La vitamina D, se davvero insufficiente, può essere corretta in modo più sicuro con alimentazione, integrazione mirata e consiglio professionale.

L’obiettivo non è prendere più sole possibile, ma trovare un equilibrio: esposizione ragionevole, protezione adeguata, alimentazione equilibrata e integrazione solo quando serve.

 Quali alimenti contengono vitamina D?

La vitamina D è presente in alcuni alimenti, anche se non sempre la dieta da sola è sufficiente a coprire il fabbisogno. Le fonti più note sono pesci grassi, uova, fegato, alcuni latticini o alimenti fortificati, a seconda delle abitudini alimentari e della disponibilità dei prodotti.

Il National Institutes of Health ricorda che la vitamina D può derivare da esposizione solare, alimenti e supplementi, ma deve poi essere attivata dall’organismo attraverso specifici passaggi metabolici.

Per questo, in chi ha carenze o fattori di rischio, non basta sempre “mangiare meglio” o “stare un po’ al sole”: può servire una valutazione personalizzata.

 Quando chiedere consiglio?

È consigliabile chiedere consiglio al medico o al farmacista se si sta già assumendo vitamina D e non si sa se continuare durante l’estate, se si hanno esami recenti con valori bassi, se si assumono farmaci, se si soffre di patologie croniche o se si appartiene a categorie a rischio.

È ancora più importante evitare il fai-da-te con dosaggi elevati. Un’integrazione corretta deve tenere conto del livello di partenza, dell’età, dello stato di salute, della dieta, dell’esposizione solare e dell’eventuale presenza di osteopenia, osteoporosi o altre condizioni specifiche.